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L'Alfa Romeo torna in Formula 1 con la magia del brand

Si dice che al cuore sportivo non si comanda, ma c'è un limite a tutto, soprattutto in un'occasione come questa

Pubblicato il 04 Dicembre 2017 - Condividi su: Twitter, Facebook, Google+ - Tag di questo articolo: Formula1, F1-2018, AlfaRomeo, Sauber, Ferrari

La notizia che non ti aspetti con cui si conclude il 2017 in Formula 1 racconta che l'Alfa Romeo tornerà in Formula 1.

We are delighted to announce that @alfa_romeo will be
joining us as Title Sponsor from 2018 onwards. The partnership includes a
strategic, commercial and technological cooperation. The team will be renamed
Alfa Romeo Sauber F1 Team. #F1 https://t.co/TJ5RkHRMmj

Scritto da Sauber F1 Team su Twitter

La Sauber, scuderia che in estate è stata nell'orbita Honda per poi uscirne in maniera repentina, dall'anno prossimo correrà con lo storico marchio milanese come title sponsor e le unità propulsive Ferrari.

Ci dispiace far notare che la Fabbrica di Arese, così come la immaginiamo (cioè quella che correva in Formula 1 trent'anni fa), non esiste più e, oggettivamente, i tecnici del Biscione non possono tirare fuori dal cilindro un'unità propulsiva nel 2018 o nel futuro prossimo.

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Buongiorno👋🇮🇹 Today, we'll be bringing you exciting news from the Museo Storico Alfa Romeo 😄 So watch this space! #2018 #F1 #AlfaRomeoSauberF1Team https://t.co/SY77cPvtJG

Scritto da Sauber F1 Team su Twitter

Quella che abbiamo davanti è solo una strategia commerciale, niente bielle, niente pistoni, niente metallo. In questa trattativa rientra la possibilità di decidere i colori della livrea e una limitata manovra di azione dai contorni molto vaghi, sempre che l'accordo duri: anche chi ha dichiarato entusiasmo per l'operazione non ha mancato di sottolineare che l'accordo può essere revocato nel momento in cui i risultati sportivi dovessero continuare ad essere in linea con quelli raccolti dalla Sauber nelle ultime Stagioni e/o il ritorno pubblicitario non fosse quello sperato.

Già da questa Stagione, la proprietà di quella che una volta era la scuderia elvetica è di un gruppo svedese. Così sarà anche per il prossimo Campionato: l'Alfa Romeo (che possiamo chiamare Marchionne) contribuisce portando unità propulsiva e trasmissione a costo zero. Questo assetto giustifica la line-up Ericsson - Leclerc (un pilota consigliato dagli svedesi e l'altro consigliato dagli italiani) e il fatto che Giovinazzi sia rimasto a piedi (decisione per la quale potremmo discutere per ore). Inoltre vale la pena sottolineare che la struttura dell'accordo lascia la porta aperta su un futuro passaggio di proprietà verso il lato italiano, senza perdita dei premi di Campionato degli anni precedenti, se l'affare dovesse rivelarsi tale. Come potete notare, anche quando si parla di realtà piccole, il livello di complicazione nella definizione di tutta la struttura è a livelli stellari.

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Not to mention we have also just revealed the livery concept show car for the #F1 #2018 #AlfaRomeoSauberF1Team challenger 😍👏👏 https://t.co/9HMNC6ILLG

Scritto da Sauber F1 Team su Twitter

Chi scrive ha guidato un'Alfa Romeo e sa che la storia del cuore sportivo è qualcosa di più che uno slogan o l'uscita con lo slang da sbarbato che qualcuno ha utilizzato durante la presentazione di quella che sarà l'Alfa Romeo Sauber:

Una gran figata.

Sergio Marchionne

Eh no caro Sergio, non è per niente una gran figata. Nel 1998 una Renault senza stimoli sportivi aveva fatto preparare i motori dalla Mechacròme, successivamente rimarchiati Playlife e infine montati sulla Benetton: si trattava di una strategia molto buffa (seppure non unica) di quello che oggi chiamiamo branding, dato che la Playlife era uno dei marchi minori della galassia Benetton in fatto di golfini, passata quasi inosservata perché la B198 non era un fulmine di guerra in pista e poi perché il contesto permetteva un gioco del genere. Il punto è che l'Alfa Romeo produce automobili e ha una storia sportiva: non si può pensare di tradire così impunemente il cuore sportivo degli appassionati facendo credere a parole che il Biscione è tornato in pista, quando sappiamo benissimo che, loghi a parte, nemmeno un bullone prodotto in quel di Arese (metaforicamente parlando) vedrà, almeno a breve, la via dell'asfalto.

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